Il blog di Eros Montagner

EROS, titolare della 4COLORI, racconta il mondo della stampa tipografica e digitale
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Il service si fa in 4
PUBBLICATO IL 7/3/2011
Scritto da Viola
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Il service si fa in 4

A Milano, un service di stampa affronta le sfide del mercato e della congiuntura economica attraverso un approccio che mette sullo stesso piano la tecnologia, la soddisfazione del cliente i rapporti tra e con i colleghi di Paola Mangiagalli

Il capoluogo lombardo continua a essere un buon serbatoio di artigiani che si evolvono in imprenditori capaci di capire i movimenti del mercato, adeguandovisi senza dimenticare la propria origine. E anzi, costruendo su questa un’impalcatura in grado di reggere agli scossoni della crisi. Eros Montagner, titolare di 4Colori, ci ha accolto nella sede di via San Calocero dove abbiamo potuto chiacchierare sulla sua storia passata e sul futuro. La passione per questo lavoro è stata una conquista per l’intervistato e che la sua visione personalissima del mondo lo ha portato a un altrettanto originale progetto di network di competitor-partner.

P.M.: “Ci racconti la storia di Eros Montagner, di come si è avvicinato al mondo della stampa e di come nasce 4Colori”

E.M: “Sintetizzare 41 anni di vita? Ci provo iniziando a dire che ho fatto un po’ di tutto. Non sono stato uno studente modello - tra l’altro ho studiato meccanica e non grafica – e ho cambiato parecchi lavori. Un bagaglio di esperienze che pur se molto differenti tra loro mi hanno lasciato belle eredità. All’età di 26 anni, una decisione importante presa piuttosto repentinamente: con un socio ho rilevato le Arti Grafiche Rca che allora si trovava in zona Bovisa, sempre a Milano. Era una bella azienda a conduzione familiare che nei primi anni ’90 si era accostata al mondo della moda proponendosi come innovatore in tema di composit. Anzi, si potrebbe dire con tranquillità che il composit è stato importato in Italia proprio da arti Grafiche Rca, che lo ha poi interpretato facendone un proprio cavallo di battaglia. Ci siamo resi conto però che non potevamo basare la nostra attività solo sul composit e con un po’ di incoscienza ci siamo addentrati nel digitale. Era il 1994 e la nostra sede era in piazzale Lima. E’ stato un vantaggio essere tra i primi ad aver aderito al digitale in tutto e per tutto? Diciamo che ne conseguono oneri e onori e che qualche sbaglio lo abbiamo fatto: per inesperienza, per ingenuità. Errori che ci hanno disincantato e fatto proseguire sui nostri passi non più in base a scelte emozionali, ma razionali. Abbiamo iniziato a guardare al mercato, a cosa ci veniva richiesto. Ma abbiamo anche pensato a non subire solo la domanda del cliente, proponendo anche nuovi prodotti. Inizialmente abbiamo attratto la clientela con il “prezzo basso” e poi abbiamo fatto capire che per alcuni lavori andava bene e per altri si poteva decidere una qualità maggiore, lavorazioni diverse.”

P.M.: “Una “filosofia” nata dalla pratica”

E.M: “Mi sento un “ibrido”: non sono totalmente un creativo, non sono totalmente un tecnico e ho un’anima da commerciale. Ma non è mai mancato lo spirito di iniziativa e la pazienza di sacrificare notti a sperimentare: taglierine nuove, umidificatori per stampare in fronte/retro: addirittura inizialmente provammo quelli da casa, per verificare a quali tipi di risultati saremmo andati incontro. E naturalmente le varie carte, sempre per cercare di dare i migliori risultati di stampa.”

P.M.: “Che tipo di clientela avevate all’epoca?”

E.M: “Inizialmente, la clientela consisteva più che altro negli agenti di moda: allora il composit rimaneva un cavallo di battaglia importante. Devo ammettere che ci fu un calo, causato proprio dalla nostra inesperienza: non avevamo una guida e non provenivamo dal settore, abbiamo dovuto farci le ossa strada facendo. Volevamo fare tutto, non lasciarci sfuggire nulla, e questo non è possibile, bisogna saper scegliere tra il lavoro possibile e quello impossibile. Non è passato un secolo, ma sembra un’altra era: il modo di lavorare era frenetico, anche solo per gli spostamenti. Internet non era ancora alla portata di tutti.”

P.M.: “Come si è evoluta la società?”

E.M: “Era una Snc costituita tra amici. Non poteva funzionare così come era nata, non avevamo messo in chiaro punti basilari. Dopo 9 anni sono rimasto socio unico, ma alcune persone che lavoravano con noi, sono rimaste: un ragazzo che allora lavorava part-time ora è un bravo venditore. Nel ’98 ci siamo trasferiti in Vincenzo Monti: abbiamo puntato sulle agenzie di moda e abbiamo creato un luogo dove i modelli e le modelle con i loro agenti potevano fare salotto, passare agevolmente, dare perfino appuntamenti di lavoro. Per dieci anni la sede di via Vincenzo Monti ha dato i suoi frutti. Eravamo al primo piano di un palazzo elegantissimo abitato da una contessa cui abbiamo scombussolato un po’ la vita, con tutto quel movimento legato al mondo della moda. Avevamo mantenuto una piccola reception per i lavori veloci e per i clienti occasionali. Il nostro core business erano alcuni clienti grossi, da 40mila impressioni . Il 1999 fu l’anno del nostro primo noleggio che ci evitò di spostarci da Milano a Como dove ci recavamo per la stampa. Il suggerimento ci è arrivato direttamente dal vendor che vedendo la quantità di stampati ci indirizzò a questo tipo di soluzione. Il lavoro aumentava e noi ci stavamo abituando a nuovi metodi, più efficaci. Siamo aumentati di numero, arrivando a 13 collaboratori. E anche il nostro parco macchine ha iniziato ad allargarsi Siamo stati anche innovativi, credo di essere stato tra i primi, se non il primo in assoluto, a lavorare sulla “Hp Indigo 3050” a Milano. Abbiamo sempre preceduto il mercato, adottando da subito tutte le possibili innovazioni che riguardavano la macchina, dalla Plus alla Platinum passando per la Turbo.”

P.M.: “Com’era il rapporto con i vendor?”

E.M: “Abbiamo pagato lo scotto dell’inesperienza e di non avere già una mentalità imprenditoriale. Allora succedeva che ti proponevano una macchina come innovativa, e invece cambiava magari solo il design. Adesso, è diverso. C’è più cultura nel digitale e le multinazionali sono più accorte nell’approccio: la novità, quando c’è, è eclatante.”

P.M.: “Formazione, pensa che sia utile?”

E.M: “Personalmente, ho seguito numerosi corsi. Mi sono stati decisamente utili, anche per capire meglio i miei obiettivi e il modo di raggiungerli. La formazione dà maggior sicurezza e, quando non sempre ti senti all’altezza dei tuoi progetti, risulta decisamente utile. Oggi si fa formazione in un modo migliore, rispetto al passato. Il mio parere non può essere che favorevole.”

P.M.: “E oggi? Come si lavora in 4 Colori?”

E.M: “In armonia. Con semplicità. Con professionalità e, sempre, in digitale. Puntiamo alla qualità che possiamo proporre anche grazie alle scelte tecnologiche che ci hanno portato a dare fedeltà alle macchine Hp. Siamo competitivi, abbiamo imparato a conoscere i nostri clienti e le loro esigenze e siamo allenati a rispondere con tempestività alle urgenze: le richieste dell’ultimo minuto non ci spaventano perchè contiamo su una squadra affiatata. Garantiamo la qualità e la sua costanza: una necessità manifestata da molti. E puntiamo sempre sul colore. Non siamo ancora arrivati e forse non arriveremo mai: vogliamo continuare a cambiare, anticipare i tempi. Evolverci con il mercato. E rispettare l’ambiente: già da anni ci siamo dotati di autovetture e motocicli elettrici per le consegne. Mi piace pensare che abbiamo anche un’anima verde.”

P.M.: “Un sogno professionale nel cassetto?”

E.M: “Riuscire ad ampliare il network che ho creato con dei partner/colleghi. Il circuito che abbiamo messo in atto è costituito da aziende grafiche e service di stampa, aziende simili alla nostra che possono garantire competenza e serietà. C’è uno scambio di lavori in modo che il cliente possa sempre essere soddisfatto: infatti a volte possano capitare lavori che non possiamo acquisire… perché non ci competono, perché in quel frangente non possiamo rispettare i tempi…Il network serve a dare copertura, a garantire il cliente che continuerà a rivolgersi a te perché gli offri un servizio completo, sei nel settore, sai valutare i tuoi partner e lo indirizzi a quello più adeguato per quella necessità. Senza alcun aggiunta di costi. Uno scambio alla pari che permette il confronto diretto con i colleghi e una indubbia crescita in termini umani e professionali.”



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